martedì 27 gennaio 2009

vittoria degli ambientalisti, ma siamo solo all'inizio

VITTORIA dei CITTADINI e dell’AMBIENTALISMO. Il 30 settembre 2008 l’intero Consiglio Regionale della Lombardia ha votato con deliberazione n. 8/0697 l’Ordine del Giorno n. 1694 presentato dai Verdi, da Rifondazione e da Sinistra Democratica ed elaborato dai Comitati di Mozzate e CIPTA di Gorla Minore, in occasione della discussione del Piano Provinciale Cave della Provincia di Varese. Con questo documento, approvato all’unanimità, la Giunta Regionale si impegna ad affrontare la situazione dei territori del Mozzatese e della Valle Olona, pesantemente compromessi dal punto di vista ambientale per volontà di alcuni “cattivi Sindaci” che hanno sostenuto nel passato ed ancora vorrebbero portare avanti scelte locali di pianificazione miope. L’intero Consiglio Regionale ha capito che i nostri territori hanno bisogno di progetti concreti di risanamento ambientale, non di ulteriori ferite. La Giunta Regionale dovrà inoltre “garantire e promuovere un tavolo permanente” a cui dovranno partecipare le Province di Como e Varese ed i Comuni interessati con lo scopo di “attuare specifici interventi di risanamento e recupero ambientale” nella nostra zona. Noi chiederemo con forza che a questo tavolo si possano sedere anche i Comitati locali per proporre soluzioni ambientalmente sostenibili ed a vigilare per il corretto utilizzo futuro del nostro territorio. In particolare il documento approvato dalla Regione, dopo aver considerato che una recente deliberazione del Consiglio Provinciale di Como (n. 54 del 14 luglio 2008) incaricava la Giunta Provinciale ad aprire 4 nuove cave nel Mozzatese per oltre 8 milioni di metri cubi di sabbia da estrarre (3 cave a Mozzate ed 1 a Locate), impegna la Giunta del Pirellone a far rispettare l’Accordo Franchi/Selva del 1998 che vietava “ampliamenti e nuove cave” nel Mozzatese, cancellando quindi dal progetto del Piano Cave comasco, voluto dall’ex Sindaco Galli, in quanto Presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Como, le 4 cave previste nei nostri Comuni. Di fronte a questo Atto del Consiglio regionale, che segna non solo una vittoria dei Comitati ambientali, ma una vittoria di quei cittadini che hanno a cuore l’ambiente, ci sentiamo di avanzare alcune considerazioni: 1°) In questi ultimi anni, in considerazione che il territorio della nostra zona era diventato talmente compromesso dal punto di vista ambientale e territoriale (cave, discariche attive e ancora da bonificare, nuova autostrade e nuove strade provinciali, aziende a Rischio di incidenti rilevanti, corsi d’acqua che spagliano, ecc.), sono stati approvati una serie di Accordi Istituzionali (Ministeri, Regione, Province) con l’intento di risanare e bonificare i nostri territori, ma mai avevano prodotto qualcosa di positivo e concreto! Qualcuno potrà pensare che questo nuovo atto potrebbe ancora una volta essere disatteso, ma noi vigileremo e chiediamo l’aiuto ai cittadini affinché questo nuovo impegno non “resti solo sulla carta” e diventi effettivamente un primo atto concreto per considerare il nostro ambiente come un bene da tutelare e non da bistrattare in continuazione. 2°) Chi esce sconfitto dal documento votato dal Consiglio Regionale? Per primo quei “personaggi” che hanno costruito la loro “fortuna politica“ sull’attacco ostinato all’ambiente che vogliamo ricordarlo è un bene non solo loro, ma di tutti! Hanno persino mistificato in continuazione le loro scelte sostenendo il contrario di quello che facevano, ad esempio sono arrivati a chiamare i progetti per le discariche con termini “risanamento ambientale”; ora pensavano di poter continuare con un accanimento esasperato, proponendo in un territorio martoriato, altre enormi cave di sabbia, col solo fine di “pagare i debiti” da loro stessi abbondantemente voluti. 3°) L’attuale Sindaco di Mozzate (Lega Nord) nel suo programma elettorale del 2003 aveva scritto a chiare lettere “Solleciteremo Regione e Provincia al rispetto integrale dell’Accordo Franchi/Selva che prevede per il Mozzatese il divieto di aperture di nuove cave”. Poi inspiegabilmente nel 2008 il Sindaco della Lega Nord approva, “in modo servile” le 3 cave di sabbia sul territorio di Mozzate! Dov’è la coerenza? Proclama una cosa e poi fa l’esatto contrario! Ora l’intero Consiglio Regionale della Lombardia, compreso i consiglieri leghisti, cancella l’idea delirante del primo cittadino di Mozzate di permettere la cavazione di sabbia per circa 6 milioni di metri cubi. Per rendere bene l’idea delle voragini enormi che avrebbero occupato tali cave, diciamo che avrebbero potuto contenere 10 cattedrali come il Duomo di Milano. Pazzesco! 4°) Nei giorni scorsi abbiamo raccolto numerose firme di cittadini Mozzatesi contrari all’apertura delle nuove cave nel nostro territorio. Ora con la bocciatura solenne di nuove cave a Mozzate da parte della Regione, la Provincia di Como, al cui Presidente abbiamo chiesto da tempo un incontro che tarda ad arrivare, dovrà rivedere e ricominciare da capo, l’ipotesi di Piano provinciale approvato con la delibera sopra citata del 14 luglio. Al di là del tempo perso inutilmente a causa di proposte inconsistenti dal punto di vista della fattibilità e dai numerosi vincoli introdotti dai diversi Enti istituzionali, proponiamo al nuovo Sindaco di Mozzate, di prepararsi a partecipare ai “tavoli inter- istituzionali” previsti dalla nuova deliberazione regionali, con l’ intento “del rispetto degli impegni sottoscritti” e con la volontà “di pianificare specifici e concreti interventi per il recupero ambientale”, di cui ne è bisognosa l’intera nostra zona, come vogliono i cittadini Mozzatesi che hanno a cuore il bene ambiente, che significa anche migliore qualità della vita. Di fronte alla deliberazione votata all’unanimità dal Consiglio Regionale consigliamo all’attuale Sindaco di guardarsi bene, d’ora in avanti, dalle scelte prese da altri e dalle “cattive compagnie” che hanno finalità strane, per evitare …cadute di credibilità! Ai Consiglieri Provinciali comaschi che avevano sostenuto la bontà della “Linee guida” del Consigliere Galli, proponiamo di incominciare a pensare ad un nuovo Piano Cave che escluda Mozzate ed i Comuni limitrofi, pena l’intervento di un Commissario regionale che sostituisca la Provincia, alla luce dell’inefficienza e dell’incapacità di proporre delle soluzioni concordate e fattibili. Comitato Mozzatese Salute ed Ambiente.

CANTU, SOTTO ASSEDIO DEI ROMENI

Canturino sotto assedio dei banditi, il Prefetto chiama subito tutti



martedì 27 gennaio 2009
"Non direi che siamo in emergenza. Ma certo è una situazione da tenere sotto controllo. Per questo ho deciso di chiamare tutti in riunione giovedì mattina". Concreto, senza perdere tempo. Il Prefetto di Como Sante Frantellizzi ha svelato in serata nel Tg di Etv cosa intende fare per mettere un freno (o almeno, cercare di farlo...) all'escalation criminale degli ultimi giorni che ha investito in pieno il canturino. Dopodomani tutti da lui: sindaci e rappresentanti delle forze dell'ordine. Per concordare misure da attuare e cercare di dare sicurezza. "Una esigenza - ha proseguito Frantellizzi - molto sentita dal canturino, zona a maggiore rischio di altre del territorio. Posso assicurare - ha concluso - che le forze di polizia stanno facendo - e continueranno a farlo - ogni sforzo per ottenere la tranquillità che la gente vuole". Giovedì, al Comitato per l'ordine e la sicurezza, si deciderà quali misure concrete attuare per dire basta all'escalation dei banditi: lunedì tre rapine in poche ore, oggi due scippi nel pomeriggio

CANTU MARIANO COMENSE Tre rapine in un solo pomeriggio. E un bandito spara

Tre rapine in un solo pomeriggio. E un bandito spara


A Cantù e a Mariano Comense



Pomeriggio di terrore, ieri, tra Cantù e Mariano. Tre rapine in meno di un’ora e in un’occasione i delinquenti non hanno esitato a sparare. In almeno due episodi, i testimoni parlano di una persona vestita di scuro, con il volto nascosto da un passamontagna. Poco per affermare che si tratti dello stesso individuo. Ma l’ipotesi non può essere esclusa. La prima rapina alle 18.Un bandito ha fatto irruzione nella farmacia “Sansoni”, in largo Adua, a Cantù. Il malvivente si è avventato sulla cassa e ha arraffato l’incasso della giornata. Poco dopo, è stata la volta del negozio “CriRò” in via Fossano, sempre a Cantù, specializzato in forniture per estetiste e parrucchieri.Un uomo ha atteso che dal negozio uscisse un cliente. Poi, pistola in pugno, è entrato nel negozio. Si è avvicinato alla donna dietro la cassa e le ha intimato di consegnare i soldi. Dopo aver preso 350 euro, prima di uscire ha sollevato la pistola verso il soffitto e ha fatto fuoco, quindi è fuggito a piedi verso via Filzi. Subito sul posto sono intervenuti i carabinieri di Cantù e una pattuglia della Volante. Gli agenti hanno condotto i primi rilievi. Le telecamere dell’impianto di videosorveglianza all’interno del negozio avrebbero registrato l’intera sequenza; i filmati sono al vaglio delle forze dell’ordine. In via Fossano è giunta pure un’ambulanza. Per la donna alla cassa è stato necessario il ricovero in ospedale. Il negozio “CriRò” è a poche centinaia di metri dal centro della città. Proprio nella stessa zona in cui si sono verificate altre cinque rapine nel giro di due settimane. L’ultima era avvenuta sabato. I malviventi avevano preso di mira il “Mangianatura”, piccolo supermercato di alimentari biologici, negozio che sorge esattamente dall’altra parte della strada rispetto al “CriRò”. I due negozi non distano tra loro più di dieci metri. Ma non basta.La terza rapina è stata a Mariano. Anche in questo caso, una farmacia. Alle 18.30, un rapinatore con il volto nascosto da un passamontagna ha preso d’assalto la farmacia “Marcantonio”, in via Isonzo, situata accanto all’ingresso dell’ospedale.Il delinquente è entrato stringendo in mano una pistola. In quel momento, dietro la cassa c’era il titolare. Altri due medici erano nella parte posteriore. Appena ha visto l’uomo con l’arma spianata, il titolare ha raggiunto a sua volta il retro, per dare l’allarme. La cassa era aperta, così il malvivente ha aggirato il bancone e ha messo le mani sull’incasso della giornata.Alcuni testimoni riferiscono di aver visto l’uomo fuggire a piedi lungo via Isonzo, in direzione Paina.

PERICOLO DI MORTE A MOZZATE, LA DISCARICA FUORI LEGGE

Comitato Mozzatese Salute ed Ambiente DOCUMENTO PROGRAMMATICO SULLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA PER LA TUTELA DEL TERRITORIO IN RELAZIONE ALLA COMPENSAZIONE AMBIENTALE RIFERITA ALLA QUESTIONE PEDEMONTANA. PREMESSO CHE - il Comune di Mozzate (Co) ha approvato il Piano di Governo del Territorio il 28/2/2008 e tale Piano oltre a non essere stato condiviso e partecipato, non ha perseguito nessuna salvaguardia e valorizzazione delle aree agricole, tant’è che le “aree di sviluppo” previste sono state localizzate tutte all’interno di “un unicum” ancora agricolo, nonostante la nostra zona sia già fortemente urbanizzata e con grossi rischi di totale conurbazione tra Comuni limitrofi; - la Provincia di Como ha disposto delle prescrizioni che limitano il consumo del territorio previsto, avendo quest’ultimo un forte valore ambientale che contribuisce al miglioramento della vita di ogni Mozzatese; - gli elaborati progettuali del tracciato della Pedemontana determinano pesantissime ricadute ambientali sul nostro territorio; - sul territorio di Mozzate esistono ben 4 siti di discarica di RSU, di cui uno attivo ed i restanti esauriti, ma ancora da bonificare e che questi siti in precedenza erano cave di sabbia e ghiaia inseriti nei Piani di cavazione Provinciali; SI RICHIEDE _ una riformulazione parziale del progetto dell’opera che salvaguardi il più possibile l’ambiente del territorio comunale, fortemente compromesso, introducendo opportune opere di compensazione ambientale capaci di ricucire il territorio, deturpato da questa infrastruttura e cassando opere che riteniamo inutili (vedi Varesina bis) a causa dell’eccessivo consumo di territorio. Nel merito si propone: 1) CORRIDOIO ECOLOGICO. Il territorio mozzatese è in Provincia di Como e confina con la Provincia di Varese. Nei PTCP delle province di Como e Varese è indicato un “corridoio ecologico” nell’intento di unire il Parco Pineta di Appiano/Tradate con l’esistente PLIS del Rugareto in Comune di Cislago, Gorla , ecc. Occorre segnalare che sul tracciato del corridoio ecologico previsto dal PTCP della Province di Como e Varese, il Comune di Mozzate, con una serie innumerevole di varianti urbanistiche, fatte con la LR 23/97, ha permesso molte edificazioni nella zona compresa tra la SP. 24, via Gramsci, PL Brera privata e pubblica e recentemente con l’approvazione del PGT ha pure previsto in questa zona due aree di sviluppo chiamate “F” e “G”. Inoltre il tracciato della Pedemontana, in quella zona, occupa interamente alcune aree, propaggini del PLIS del Rugareto, esistenti tra i Comuni di Mozzate e Cislago. Quindi questo corridoio ecologico ha una “non continuità” perché dopo il Parco Pineta, dove vi sono “sorgenti di bio diversità di primo livello”, si trovano le urbanizzazioni recenti e previste, la Pedemontana, la linea ferroviaria e la SP 233 Varesina; in questo modo il corridoio viene sacrificato a causa delle incessanti cementificazioni in essere e future nel territorio di Mozzate e dalla nuova strada. La LR 12/05, articolo 9, comma 1, afferma che deve essere assicurato nell’ambito territoriale anche i “corridoi ecologici”. Il Settore Pianificazione della Provincia di Como, nel provvedimento di valutazione di compatibilità del PGT col PTCP, condiziona il Comune ad effettuare diverse prescrizioni e nel caso a prevedere norme che escludano la trasformazione d’uso del suolo nel comparto denominato “F” per ricavare un corridoio ecologico della larghezza di almeno 40 metri. Questo ristretto corridoio termina però di fronte alla nuova autostrada e quindi il collegamento tra Parco Pineta e PLIS del Rugareto, indicato nelle previsioni del PTCP, viene fatto naufragare clamorosamente, con una grande perdita dal punto di vista ambientale Si chiede nella zona indicata, sia nel territorio di Mozzate sia in quello di Cislago, di sviluppare, ai fini compensativi, una progettazione finalizzata alla riqualificazione naturalistica del corridoio ecologico che unisca (fauna ed ecosistemi) il Parco Pineta con quello che resta del PLIS del Rugareto, superando la barriera Pedemontana, la ferrovia e la SP 233 Varesina; si ritiene inoltre indispensabile prevedere la localizzazione e quindi la costruzione di idonei cunicoli, che mettano in comunicazione entrambi i lati delle "barriere" sopra citate, in modo da non limitare nel loro movimento ogni tipo di animali. 2) AREA DI TRASFORMAZIONE. Nel PGT di Mozzate è prevista una “area di trasformazione” indicata con la lettera “G” in zona S. Martino, a ridosso della stessa autostrada e della ferrovia, o meglio parzialmente all’interno della fascia di salvaguardia della nuova strada. Da considerare che a ridosso dell’area “G” il tracciato della Pedemontana è previsto in galleria, ma la fascia di salvaguardia ha al proprio interno diverse abitazioni esistenti. Si sostiene nelle prescrizioni di evitare nel futuro edificazioni a ridosso della nuova arteria e invece il tracciato tra il Comune di Cislago (Va) e Mozzate (Co) prevede il transito a fianco di un quartiere abitativo esistente; ciò non ha senso! Il territorio di cui si parla è già troppo densamente urbanizzato, tale da non permettere infrastrutture del tipo prevista, se non rovinare irrimediabilmente il territorio e l’ambiente della nostra zona; rimarchiamo che questo tronco costituisce una delle maggiori criticità dell’intera tratta e per questo crediamo occorra porre una particolare specifica attenzione. Si chiede quindi che l’intera “area di trasformazione” indicata con la lettera “G” rimanga totalmente priva di costruzioni di qualsiasi tipo e che invece sia utilizzata come area di mitigazione e compensazione ambientale con funzioni di parco attrezzato e con eventuale orto botanico, avente valenza educativa aperto alla fruibilità dei cittadini. Chiediamo inoltre che venga riconosciuta la priorità di ridurre gli inquinanti (polveri e rumori) che ne deriveranno dall’opera in costruzione a ridosso del quartiere abitativo esistente in località S. Martino, e che per limitare al minimo le nocività di una strada occorrano enormi sforzi finanziari per cui suggeriamo sull’intero territorio comunale l’asfalto bituminoso anti rumore (BBTM), schermi anti rumore e collinette con siepi idonee e insonorizzazione delle facciate delle abitazioni prospicienti la strada; deve essere chiaro che la nuova strada non dovrà aumentare di un solo decibel il rumore del territorio attraversato! 3 ) AREA DI SERVIZIO. L’area di servizio prevista inizialmente sul territorio del Comune di Gorla è stata localizzata tra i boschi di Mozzate, contigua a ben due discariche di RSU esaurite, ma ancora da bonificare. Questa sciagurata localizzazione distrugge irrimediabilmente oltre 200.000 mq. di bosco pregiato, è attraversata centralmente dal torrente Gradaluso, ha ai lati due discariche di rifiuti posati anche in elevazione ed è previsto un “polo” di produzione di energia elettrica da rifiuti biodegradabili. Nelle prescrizioni proposte dai Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, allegate alla deliberazione del CIPE del 29/3/06, a pagina 34, per le aree di servizio, è riportato che dette aree "dovranno essere connotate ANCHE come spazi per il tempo libero, fruibili dall'esterno dell'autostrada". Le discariche di rifiuti ai lati e quelle vicine producono delle puzze insopportabili e questo è riportato pure in verbali ufficiali redatti dai controlli ARPA, per cui non pensiamo proprio che l’Area di servizio potrà servire “come spazi per il tempo libero”. Si richiede di ripensare, o meglio fare una attenta ed approfondita valutazione se un’area di servizio serve dove è ora localizzata o non è meglio prevederla in un altro posto , magari in una zona un “tantino” più salubre! Sempre nelle “prescrizioni” di cui sopra, a pagina 33 è riportato che “le superfici da disboscare” dovranno essere quantificate ed altrettante aree dovranno essere rimboschite (D.Lgs 227/01) Siccome nel territorio del Comune di Mozzate, per realizzare solo l’area di servizio si distruggeranno oltre 200.000 mq. di bosco pregiato, non esistono spazi così estesi per il rimboschimento, se non togliendo le residue aree salvate dalla cementificazione del paese, all’agricoltura. Si chiede una diversa localizzazione dell’area di servizio oltre alla messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale delle “aree soggette a bonifica in prossimità del tracciato”, cioè delle due discariche, Mozzate 1 e Mozzate 2, ai lati dell’area di servizio, come riportato nelle prescrizioni, a pagina n. 48, oppure che questa enorme area pregiata sia ridotta ad una semplice area per la sosta. A supporto della richiesta sopra avanzata non va dimenticato che esattamente a metà dell’area prevista per i servizi autostradali di cui sopra, transita il torrente “Gradaluso” di cui si sono appena risanati gli argini, fatto un nuovo ponte e costruito un’area immensa per eventuale spagliamento in caso di piena, il tutto con notevoli spese di soldi pubblici! Ora con la volontà di costruire l’area di servizio e la Pedemontana si dovrebbe pensare o a deviare il corso d’acqua fuori dall’area prevista o a interrarlo. Entrambe le soluzioni che si prospettano ci paiono pessime e non si conoscono proposte attuative del caso. 4 ) SVINCOLI. Progettare due svincoli vicini, Cislago e Mozzate, significa una palese contraddizione alle “Raccomandazioni” allegate alla deliberazione del CIPE citata sopra, di pagina 76 , riguardanti il “consumo del suolo”. Anche la “Prescrizione” di pagina 68 riferita alle “opere connesse e relativi svincoli” induce a “minimizzare il consumo di superfici agro - forestali” ed a riconoscere le “compensazioni ambientali”. Viene raccomandata la “minimizzazione di consumo di superficie forestale ed agricolo” poi invece si prevedono due svincoli a distanza di solo due Km, che consumano irrimediabilmente, per sempre, una enormità di suolo pregiato e lo stesso vale per il tracciato della cosiddetta Varesina bis e le numerose rotatorie previste. Si chiede in rispetto ed in coerenza alle “Raccomandazioni” e “Prescrizioni” citate di rivedere la soluzione dei due svincoli con l’intento di eliminarne almeno uno e di ridurre “le opere connesse” per consumare una minor quantità di suolo, come compensazione ambientale. 5 ) CAVE. Nella zona compresa tra gli ipotetici svincoli di Cislago e Mozzate, vi sono nel sottosuolo, considerevoli giacimenti di materiali sabbiosi e ghiaiosi. Si chiede l’esonero nei nostri Comuni delle “cave di prestito”, diversamente da quanto riportato nella tavola del progetto preliminare della tratta ”A” e nelle “Prescrizioni” di pagina 47 e 48. A compensazione ambientale delle enormi superfici di territorio che i Comuni del “Mozzatese”, inteso come Comuni di Mozzate, Cislago, Carbonate e Gorla, concedono per il transito della nuova autostrada, si chiede di evitare di permettere la creazione di nuove cave, sia di “prestito” sia da inserire nei Piani provinciali cave di Varese e Como. 6 ) “LAGHET”. Per quanto riguarda l’area a fianco del campo sportivo di Cislago, (denominata “Laghet” per via che quando piove, subito l’acqua ristagna a causa delle falde acquifere sottostanti che arrivano appena sotto il piano campagna), dove il tracciato dell’autostrada è previsto in galleria artificiale, si fa presente che in tale sito i lavori di costruzione interferiranno senza ombra di dubbio con il regime delle falde presenti. Da ricordare che lo stesso Comune di Cislago prende il nome dal fatto di essere al di qua o al di là (a seconda di dove si guarda) del lago, nel nostro caso del “laghet”. Non abbiamo trovato prescrizioni per come eseguire i lavori in un sito che ha le caratteristiche di “delicatezza ambientale” e che può compromettere l’equilibrio idrogeologico superficiale e sotterraneo. Le opere di fondazioni sotto falda potrebbero portare inquinamento alle falde sottostanti e/o l’abbassamento delle falde stesse creando problematiche serie all’approviggionamento idrico e sull’impatto nelle varie zone del Comune. Per le motivazioni sopra descritte si chiedono approfondite indagini geologiche, idrogeologiche e geotecniche per affrontare e risolvere il problema evidenziato; se questo problema non trova soluzioni condivise, riteniamo di non poter accettare misure di compensazioni ambientali per “gli eventuali abbassamenti della falda” esistente come riportato nelle “Prescrizioni” di pagina 42, allegate alla deliberazione del CIPE. 7 ) PROTEZIONE INCENDI. Riteniamo utile che una delle prime cose da chiedere come compensazione ambientale, a causa della costruzione della nuova autostrada, sia la protezione dagli incendi. L’ottanta per cento degli incendi iniziano in prossimità degli assi di circolazione e delle zone urbane; occorre quindi prevenire gli incendi delle stoppie, degli cespugli e dei boschi, come un obiettivo prioritario. Chiediamo quindi un progetto per la predisposizione di dispositivi automatici di prevenzione contro il fuoco, che contribuiscano alla sicurezza degli automobilisti, degli abitati e del verde. Occorrerà che nel progetto siano previsti degli idonei serbatoi sul tracciato dei Comuni del Mozzatese, capaci di contenere una quantità sufficiente di liquidi per ogni evenienza. Si può programmare la raccolta delle acque di pioggia dall’asfalto, separando le “acque di prima pioggia”, con canalizzazioni che trasferiscano le acque sature di inquinanti in apposite vasche per essere successivamente smaltite negli appositi depuratori, dalle acque necessarie per lo spegnimento degli incendi. Sarà pure necessario organizzare il taglio dell’erba in modo preventivo, quando l’erba vicino alle reti sarà ancora verde. Questo progetto di protezione dagli incendi dovrà contenere un serio Piano di manutenzione, in quanto il rischio incendi non deve essere sottovalutato in quanto la posta in gioco è importante. 8 ) SP 233 VARESINA. In un verbale datato 6/5/1999 il Sindaco di Mozzate in carica “esprimeva parere favorevole sulla fattibilità del tracciato autostradale Turate – Solbiate Olona a condizione che (…) venga contestualmente definita la “Varesina bis” da Saronno a Tradate. I motivi principali per la costruzione di una nuova arteria erano che la viabilità della allora SS 233 “Varesina” era congestionata e caotica. Nel primo studio di fattibilità dell’Ing. Da Rios si parlava di “strada elevatamente compromessa” addebitando alla statale esistente “una continuità insediativa lungo l’intero tratto” e concludeva che era impossibile qualsiasi soluzione di riqualificazione e che invece occorreva “pensare esclusivamente ad una variante integrale”. Noi Comitati sostenevamo allora che se vi era stato nel passato urbanizzazioni incontrollate e fuori da ogni normale pianificazione, era assurdo pensare di risolvere il problema della viabilità costruendo una nuova strada parallela alla esistente; questa filosofia era frutto di una visione limitata a fronte del disastro urbano creato. Allora ed oggi sosteniamo che ragionando in termini di risorse territoriali e siccome per una nuova strada consumiamo per sempre molto suolo senza che venga garantita la rigenerazione, il territorio che si ritiene necessario, non deve essere consumato. Crediamo fermamente invece che sia possibile ed utile una riqualificazione dell’intera tratta della SP 233 da Saronno a Tradate e a Varese. Per progettare una riqualificazione efficace ed efficiente della strada di cui parliamo occorra innanzi tutto bloccare i nuovi insediamenti previsti a ridosso della strada ed i cambi di destinazione d’uso (centri commerciali, negozi, alberghi, ecc) che creano ulteriore traffico in un’area già fortemente congestionata. Tutti i Comuni toccati dalla Varesina hanno avuto uno sviluppo urbano su entrambi i lati della strada; occorrerebbe che tutti i Comuni, applicando i Piani Urbani del Traffico (PUT), prevedano di evitare che l’attuale tracciati viario serva per il collegamento delle due parti in cui è diviso il paese. In ogni singolo Comune occorrerebbe prevedere almeno un sotto passo o sovrappasso e qualche rotatoria, in modo tale che le due parti si possano collegare senza utilizzare il tracciato della Varesina. Le rotatorie che dovranno sostituire gli attuali incroci semaforici, servono anche per eliminare le svolte a sinistra, che fermano i veicoli sulla strada, fonte di situazioni pericolose; altresì si dovranno eliminare , in ogni Comune la maggior parte di strade di accesso o di uscita, programmando una viabilità locale che collega le varie parti con i sotto passi o le rotatorie. Ricordiamo che le fermate dei veicoli agli impianti semaforici esistenti, sono fonti di inquinamento acustico ed atmosferico. Con l’adozione di questi accorgimenti la Varesina attuale acquisterebbe dei vantaggi certi, di aumentare la velocità commerciale degli automezzi, di diventare un’arteria sicura e di creare nello stesso tempo meno inquinamento (rumore e polveri). Nelle vicinanze di obiettivi strategici (scuole, Case di ricovero, ecc) il rumore della Varesina può essere contenuto ai livelli imposti dalla legislazione vigente eseguendo delle barriere idonee, riportando comunque alla normalità alcune situazioni critiche che purtroppo residuano dai Piani di risanamento, mai attuati dai Sindaci. Con queste sommarie proposte di azioni l’attuale SP 233 può diventare una strada con un ottimo scorrimento, con una invidiabile sicurezza, con un rispetto certo degli inquinanti e sopra tutto non sprecherebbe enormi quantità di risorse territoriali (suolo) e di denari. Per non proporre una soluzione, che a prima vista sembrerebbe semplicistica, diciamo che occorrerebbe, assieme a quanto sopra, una migliore programmazione e funzionalità dei mezzi del trasporto pubblico, treni ed autobus. Per questo proponiamo che per la compensazione ambientale del tracciato della Pedemontana, che noi non avremmo voluto, se non privilegiando interventi “di grana fine” ed utilizzando meglio alcuni tratti esistenti, si chiede la soppressione del progetto della cosiddetta “Varesina bis” dal progetto della Pedemontana lombarda, ritenendola una “grande opera inutile” e sostituendola con un nuovo progetto di riqualificazione che oltre ai vantaggi indicati sopra risulterebbe enormemente più redditizia. Comitato Mozzatese Salute ed Ambiente
Ufficio stampa Rifondazione Comunista Provincia di Como

GORLA MAGGIORE/MOZZATE, inferno nella discarica

GORLA MAGGIORE/MOZZATE, inferno nella discarica Fiamme altissime e una colonna di fumo nero hanno preoccupato la popolazione. Prelievi dell'Arpav per verificare la tossicità
PERICOLO DI TUMORI CEREBRALI NELLA ZONA

Giancarlo Galli
Assessore all'Ambiente ed Energia, colui che ha voluto fortemente la discarica.

GORLA MAGGIORE/MOZZATE, inferno nella discarica
Incendio nell'impianto di Mozzate, paura per i fumi tossici Una colonna di denso fumo nero e il profilo scuro di tre basse colline tagliato dal fuoco. Era questo lo scenario che si vedeva ieri alla discarica di Mozzate. Con la discarica trasformata in una catino di fiamme e fuoco. Alle 15.30 scatta l'allarme: arrivano le prime due squadre di vigili del fuoco con le autopompe. Il fronte dell'incendio, fra i rifiuti stoccati in basse colline scure, si allarga per 50 metri e ha una profondità di almeno dieci metri. La colonna di fumo, nero e denso, si alza verso il cielo per almeno 3-400 metri. Il vento, una leggera brezza, porta verso nord.
E che il vento soffi in direzione opposta è un particolare che conforta chi è già arrivato sul posto per far fronte all'incendio. Poco dopo l'arrivo dei vigili del fuoco sullo stradone di ghiaia che porta al cancello di ferro della discarica arrivano altre auto: quelle della Protezione Civile, dell'Arpav, dei carabinieri. La colonna di fumo si addensa ancora di più nel cielo limpido e azzurro del pomeriggio. E gli uomini del 115 chiamano i rinforzi: arrivano altre due squadre da Como e un gruppo di specialisti in inquinamento ambientale. Nell'impianto di MOzzate vengono conferiti rifiuti di vario genere. Una discarica immensa: con rifiuti urbani, compost, ma anche plastica e gomma, rifiuti non differenziati e rifiuti ingombranti. È probabile che il fumo nero sia stato alimentato proprio dalla combustione di questi materiali ma saranno gli esperti a dirlo. CoSì come che tipo di emissioni si siano verificate. Cioé se quel fumo nero abbia portato nel cielo sopra a Mozzate e Gorla Maggiore veleni pericolosi per la salute. Il personale Arpav ha immediatamente portato a Como il recipiente: dodici ore per avere i risultati sulla eventuale tossicità. Questa mattina le analisi dovrebbero essere già rese note. Alle 20 le lingue di fuoco erano sotto controllo, il fumo in diminuzione. Nonostante i vigili del fuoco stiano faticosamente spegnendo l'incendio c'è un problema: il vento. Finora la brezza ha spinto il fumo verso nord ma con il tramonto, e l'inversione delle correnti termiche, il vento potrebbe girare.
Verso nord, cioè verso le case del paese. Le prime sono a pochi metri di distanza. Due le ipotesi: avvisare la popolazione di chiudere le finestre. Per allertarla basterebbe un'auto con un altoparlante. I contatti si moltiplicano. Si deve decidere. Si opta per non fare nulla. L'allerta scattera'